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Word Clock, Sync, Jitter
La terminologia relativa alla sincronizzazione digitale viene usata di frequente nel mondo della produzione audio ma è spesso fraintesa. La sincronizzazione digitale impatta qualsiasi studio, piccolo o grande che sia, e un'adeguata comprensione della stessa è essenziale per ottenere audio digitale di qualità. Una corretta sincronizzazione può essere la chiave per rendere il suono digitale "caldo" e vivo. Questo documento vuole proprio aiutare gli utenti a familiarizzare con termini e concetti relativi alla sincronizzazione digitale.
Cominciamo dalle basi.
L'audio digitale è suono immagazzinato in formato binario (uno e zero). Ogni pezzo di dato è detto campione. Un campione altro non è che una breve "immagine" dell'ampiezza del segnale. La frequenza di campionamento si riferisce al numero di campioni usati per rappresentare un secondo di audio digitale. I CD normalmente in commercio hanno una frequenza di campionamento di 44.1kHz (44,100 campioni al secondo).
Alcuni componenti professionali offrono frequenze di campionamento superiori ai 44.1kHz, per cercare di ottenere risultati migliori, utilizzando un maggior numero di campioni per descrivere il suono. Nonostante "i più" osannino i benefici di alte frequenze di campionamento, la sincronizzazione è una variabile ben più importante ma spesso trascurata.
Se un dispositivo, opera a una certa frequenza di campionamento, questa frequenza è basata sulla cadenza data da un segnale di clock digitale. Questo segnale di clock impone una cadenza alla frequenza di campionamento scelta e questa determina il posizionamento di ogni campione.
Data l'assoluta precisione del digitale, è facile presupporre che un dispositivo ci dia l'esatta frequenza di campionamento richiesta - purtroppo, però, non è così. I segnali di clock digitali sono soggetti a fluttuazioni. Un dispositivo impostato per lavorare a 44.1 può benissimo operare a 44.12 un attimo prima e a 44.09 un attimo dopo. Queste fluttuazioni, che danneggiano l'audio, creano un effetto detto "jitter".
_ Il primo grafico col segnale in onda sinusoidale in rosso, è senza jitter, ingrandito nel punto in cui i campioni sono visibili. Dal momento che non c'è effetto jitter, i campioni sono separati gli uni dagli altri dallo stesso identico periodo di tempo, in questo caso il segnale rimane integro nei suoi dettagli e in tutte le informazioni che lo compongono.
_ Il secondo grafico presenta un'onda in blu con effetto jitter, il quale fa sì che i campioni si posizionino un po' prima o un po' dopo rispetto a dove dovrebbero in manoera casuale, creando una falsa descrizione del segnale originale. I campioni di colore blu cadono in periodi irregolari, il che risulta in un segnale che devia dall'originale.
Un'idea sbagliata molto comune sull'effetto jitter è che suoni in modo simile a un CD che "salta" ma non è vero! L'effetto jitter può non essere immediatamente udibile ma è molto più sinistro… Questi errori microscopici si traducono in perdita di dettaglio, confusione e cattiva qualità del fronte sonoro e, ovviamente minor cooperazione in fase di mix. I critici dell'audio digitale spesso descrivono il mezzo come "duro" e "senza vita". Queste sgradevoli caratteristiche sono tipicamente dovute a una cattiva sincronizzazione, non al mezzo in sé e per sé.
Un clock accurato e senza effetto jitter è essenziale per ottenere audio digitale di alta qualità.
Se un dispositivo non ha di per sé un clock interno di alta qualità, può essere schiavizzato da un clock esterno. Di solito, qualsiasi dispositivo dotato di Word Clock, AES/EBU, S/PDIF e/o Lightpipe può essere schiavo di un clock esterno. Questo clock può essere un master clock dedicato o anche qualsiasi altro outboard con un output corrispondente. Rendere un dispositivo schiavo di un clock migliore migliorerà immediatamente la qualità del suo suono.
Se vi sono diversi componenti connessi in digitale, devono essere tutti sincronizzati allo stesso clock. Di nuovo, questo clock può essere un master clock dedicato o anche qualsiasi altro dispositivo dotato di uscite clock appropriate.
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