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COMPRESSORI

COMPRESSORI

Quello della compressione è uno degli argomenti più spinosi da trattare; primo, perché il compressore reagisce di conseguenza al segnale da trattare e secondo, perché le mode del momento influenzano le modalità di intendere e di usare la compressione.

La gamma dinamica è lo spazio, espresso perlopiù in decibel, che intercorre tra il suono più lieve e quello più forte. L'orecchio è l'organo sensoriale del corpo umano con la più ampia escursione, quindi la maggior distanza tra la soglia dell'udito e il dolore per la troppa pressione sonora, per averne un'idea basti pensare alla differente perturbazione impressa alle molecole d'aria dalla caduta di una foglia e dal boato di un tuono caduto nelle vicinanze. Nella musica non si arriva a questi dislivelli ma il genere musicale classico sinfonico può andarci davvero vicino.

Se dovessimo registrare gli eventi naturali sopradescritti avremmo a che fare con non pochi problemi, il primo sicuramente sarebbe la scelta del microfono ma il più insormontabile sarebbe sicuramente della scelta dell'impianto di riproduzione; non esistono infatti sistemi di altoparlanti in grado di riprodurre tale gamma dinamica. Alcuni anni fa la scarsa gamma dinamica dei supporti, nastro e vinile principalmente, imponeva una pesante riduzione della escursione dinamica, questo per evitare sia il raggiungimento della soglia di distorsione sia di vedere i segnali più deboli coperti dal rumore di fondo, fruscio o scricchiolii vari in primis. Il primo scopo della compressione quindi fu quasi esclusivamente quello di prevenire gli inconvenienti derivanti dalla eccessiva escursione dinamica. Per il nostro orecchio una limitazione della dinamica è meno lesivo sul suono della distorsione o del rumore di fondo.

Successivamente il compressore ha trovato anche applicazioni creative nel sound design; ad esempio su alcuni strumenti musicali; sulle chitarre e bassi elettrici migliora la definizione sonora dell'attacco e permette di aggiungere più sustain alle note mentre sulla voce è perfetto per mantenere intelligibili le parole se immerse in un arrangiamento musicale. Se applicata sapientemente ad ogni singolo componente facente parte di un arrangiamento, la compressione permette di mantenere intelligibile ogni fraseggio di ogni strumento, limitandone le eccessive escursioni dinamiche che porterebbero il suono del singolo ad affiorare e scomparire continuamente dall'organico. Come risultato il materiale sonoro così trattato è anche più comodo da gestire: per un ascoltatore medio ascoltare musica di sottofondo priva di continui sbalzi di volume è sicuramente più comodo di una continua regolazione della manopola del volume.

Di compressori ne esistono svariati modelli e tipi, i più apprezzati sono gli outboard a componenti discreti, valvolari o stato solido che siano, perché riescono a lavorare il suono senza perderne l'identità. Per il trattamento del singolo suono si preferiscono solitamente quelli monobanda, perché la nota suonata deve essere controllata dal compressore assieme anche agli armonici e a tutte le altre componenti del suono, di contro per il trattamento di segnali complessi, quindi mixaggi, vengono preferiti i compressori multibanda, perché tagliando e trattando il segnale in porzioni distinte a seconda della gamma di frequenze coinvolta, impediscono ad un intervento sulle basse frequenze di coinvolgere anche i suoni nelle bande medie e alte. Ovviamente anche in ambiente virtuale la scelta si spreca e la possibilità di procurarsi un apparecchio, soprattutto se vintage, è molto più semplice che nel "mondo reale", specialmente su schede di espansione basate su DSP si possono trovare compressori che hanno ben poco da invidiare a quelli in "carne ed ossa", con i non secondari vantaggi che, a dispetto dei valvolari veri, le prestazioni non subiranno cambiamenti con l'usura e, differentemente dal "prodotto fisico", un plugin, una volta acquistato, può essere inserito su una molteplicità di tracce contemporaneamente.

I parametri più comuni che consentono la regolazione del compressore sono raggruppabili in due categorie:
la categoria sensibile al livello:
THRESHOLD: (soglia) regola il livello dal quale il compressore inizierà a lavorare.
RATIO: (rapporto) regola la quantità di compressione applicata, ad es. 4:1, se è disponibile il valore "infinito:1" si comporterà come un limiter.
E la categoria che controlla la compressione in funzione del tempo, una sorta di inviluppo:
ATTACK: (attacco) regola il tempo che intercorre dal superamento della soglia (threshold) e l'attivazione della compressione.
RELEASE: (rilascio) determina il tempo di rilascio della compressione a partire dal momento in cui il segnale in ingresso scende sotto la soglia di intervento.

Alcune recenti scuole di pensiero preferiscono registrare segnali già compressi, giustificando tale scelta con il fatto che il compressore lavorando direttamente connesso allo strumento risponde in modo più naturale; altre filosofie preferiscono il contrario, facendo notare che questo è l'unico modo per evitare che eventuali errori di ripresa finiscano con il compromettere la registrazione, oltre al vantaggio di mantenersi aperta qualsiasi opportunità fino alla fase finale del mixaggio. Altri pensatori, forse più equilibratamente, adottano una tecnica mista, scegliendo diligentemente i suoni da processare prima da quelli da trattare dopo. Ovviamente la propria esperienza ed il proprio stile devono essere la primaria strada da seguire ma a volte, per confermare le proprie scelte o per ampliarle, è meglio essere elastici; ad esplorare tecniche diverse dalle solite personali, si possono scoprire mondi nuovi affascinati.
Assolutamente da tenere bene in mente è, e resterà, il punto fisso, valido per tutti i processori di segnale, che anche con la compressione si può distruggere o valorizzare il segnale trattato, qualunque sia la sua natura, molto più di quanto possa spesso sembrare e un ottimo uso del proprio orecchio congiunto ad una costante lettura degli strumenti di livello è sempre preferibile, soprattutto in presenza di apparecchiature, sia di trattamento che di ascolto, non eccellenti.

Una esasperazione della compressione la stiamo vivendo proprio in questi anni. Le emittenti radiofoniche hanno innescato il "disastro dinamico" dei dischi moderni. Anni fa qualcuno, sicuramente un discografico, notò che i brani che alla radio suonavano più forti finivano con l'avere più consensi dal pubblico. Da allora è iniziata una gara, che non si è ancora conclusa, a comprimere sempre più la gamma dinamica, con il chiaro scopo di incrementare a più non posso il livello medio del brano, vero responsabile della sensazione di un alto volume, trasformando il delicato e raffinato procedimento del mastering in una sorta di pressa sonora! A farne le spese sicuramente la naturalezza delle registrazioni. Provate ad ascoltare attentamente una registrazione di un po' di anni fa e vi renderete conto della sofisticazione delle produzioni odierne. E' chiaro, è una moda e come tale è destinata a durare solo per un limitato periodo ma, tra qualche anno, quando ci saremo stancati di tutta questa sovra-compressione, ci ritroveremo con tonnellate di CD con delle belle registrazioni tragicamente compromesse.

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http://www.krksys.com/v3/sub_s12.asp
SMAP - San Marino Audio Project S.r.l.